NEL BEL MEZZO DEL CAMIN DELLA VIA MI RITROVAI A TREGAREZZO

 

TREGAREZZO L’INFERNO È LI’

Oramai la riqualificazione della Rivoltana corre spedita. Lungo tutto il percorso, partendo da Liscate, ci ha colpito  un particolare susseguirsi dei lavori. In ogni tratto, la prima opera portata a termine sia che si trattasse di un ponte o di una strada, sono state le opere di mitigazione e le barriere fonoassorbenti.

Questo lo si può rilevare ancor oggi percorrendo la strada tuttora tortuosa e in continua trasformazione. Questo modo di procedere e quest’attenzione ci ha piacevolmente colpito, ci ha colpito ancor di più perché il 99% delle barriere sono in corrispondenza di aziende produttive o commerciali, non essendoci quasi nessuna abitazione su tutto il percorso fino a Segrate.

A Segrate, dove sussiste il punto più sensibile dell’intera riqualificazione, questo non è avvenuto, nonostante fosse il primo e più delicato punto dove questa particolare attenzione sarebbe dovuta essere messa in pratica.

Tregarezzo non è un complesso industriale come quello della TNT di Vignate, non è un complesso produttivo come quello dove c’è Marcucci a Rodano, Tregarezzo e un quartiere abitato da persone in carne e ossa, che hanno il diritto sacrosanto di dormire, di non respirare polveri, di non essere sommersi da un frastuono continuo, di non ammalarsi, di vivere.

Eppure a Tregarezzo, che di fatto è in mezzo al cantiere, a differenza delle aziende più lontane dal sedime stradale, le opere di mitigazione e di messa in sicurezza della loro salute sembra l’ultimo lavoro che verrà portato a termine.
In quel tratto sembra l’ultimo pensiero sia di Brebemi che del nostro Sindaco.

D’altronde quei defraudati cittadini, che attenzione e che interesse potevano aspettarsi da un Sindaco, che li ha traditi e abbandonati fin dalle fasi iniziali del progetto.

Certo non si potevano aspettare l’attenzione che ha manifestato il Sindaco di Pioltello che ha preteso e ottenuto l’interramento. Che hanno manifestato i Sindaci di Vignate e Rodano, che hanno preteso e imposto che le prime opere concluse fossero proprio le barriere per salvaguardare delle aziende.

Al Sindaco, di Tregarezzo e dei suoi cittadini non è mai interessato un gran che, anzi il quartiere l’ha considerato come un fastidio, un intralcio a suoi progetti di sviluppo cementificatorio e industriale.

Vorremmo che provasse lui, a vivere un intero giorno a Tregarezzo, sopportare il frastuono e l’inquinamento prodotto da migliaia di macchine che gli passano a passo d’uomo sotto casa. Sopportare il rumore, le polveri che ti impediscono di respirare, prodotti dalle decine di ruspe e camion che lavorano e passano in quell’interminabile cantiere. Provare a  passare una notte a Tregarezzo senza poter chiudere occhio a causa dei camion e delle macchine del cantiere che continuano a rovinarti la salute e a farti impazzire senza interruzione.

Forse se avesse lui li la sua infernale dimora, le cose per il quartiere sarebbero andate in modo diverso. Forse si sarebbe potuto ottenere la galleria, la trincea o come ultima razio la delocalizzazione.

Forse, se non sarebbe riuscito a chiudere occhio, avrebbe puntato i piedi e ottenuto per se stesso e per i suoi concittadini quello che i sindaci di Rodano e di Vignate hanno ottenuto per delle aziende, le barriere e la collinetta, prima di ogni altro lavoro.

Se lui abitasse in quell’inferno si sarebbe accorto  che al supplizio non c’è fine.

Che dopo una notte insonne e la luna ancora alta in cielo, l’ inferno viene amplificato dalla ditta posta alle spalle del quartiere.
Avrebbe sentito i mezzi che vanno avanti e indietro sbattendo fragorosamente un container contro l’altro, proprio sotto le finestre.

Avrebbe odiato quella ditta, irrispettosa di un ordinanza che lui stesso aveva emesso, proprio per ritagliarsi qualche ora di sonno almeno fino al sorgere del sole.
Un ordinanza che era stato costretto, suo malgrado, ad emettere.
Che imponeva l’inizio della lavorazione solo dopo un certo orario del mattino e che dovevano finire entro un orario ben preciso.
Un ordinanza che vietava ogni tipo di  lavorazione entro una certa distanza dalle finestre.

Ma lui non abita all’inferno, che la ditta rispetti o meno una sua ordinanza non gli interessa affatto, perché per lui il problema non è la ditta ma Tregarezzo e i suoi cittadini. Sono quei cittadini che di fatto limitano uno sviluppo intensivo dell’intermodale. È quel quartiere che intralcia lo sviluppo edificatorio del fascio ferroviario in disuso.

Avendo altri progetti e non vivendo all’inferno, può anche non interessargli e non sentirsi delegittimato, se una ditta disattende un’ ordinanza del Sindaco che per legge va rispettata.

Quei cittadini possono continuare a vivere e morire in quell’inferno, che a nessuno  sembra freghi niente. Tanto meno al Sindaco, che ha dimostrato e continua a dimostrare che di Tregarezzo non glie ne mai fregato e non glie ne frega un cazzo, e vi prego di scusare il francesismo, ma non ho trovato parola più appropriata per sintetizzare la verità.
 

Procopio Gregorio Andrea

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