LE ULTIME PAROLE FAMOSE “PISTE CICLABILI OVUNQUE”

INCREDIBILE A SEGRATE – http://wp.me/p3lNsb-1Cx

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MARCIAPIEDI O CICLOPEDONALE QUESTO È IL DILEMMA

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Sfiorata una nuova tragedia lo scorso Martedì in via Redecesio.
Di nuovo una ciclista è stata vittima di un incidente.
Nuovamente un mezzo pesante, un camion, ne è stato la causa investendo
la malcapitata ciclista che stava percorrendo il suo tragitto su una corsia separata,
Non parliamo espressamente di Pista Ciclabile perché, come spesso si  trova sul ns territorio, quello che la 51enne ciclista stava percorrendo (e come molti di noi lo fanno giornalmente) è un “marciapiede
rosso”, una ex pista ciclabile “declassata” a pista pedonale e per questo mancante di ogni segnaletica orizzontale e verticale che tuteli la sicurezza di chiunque la percorra o la incroci.

Son passati quasi due anni dalla morte di Hilda (incidente alla rotonda  della Rivoltana a San Felice) ma quello che è successo l’altro giorno ne ricorda la dinamica. Sembra infatti che il camion svoltando nel passo
carraio, non vedendo la ciclista a causa dell’angolo cieco e forse della  velocità, l’abbia quindi investita.
La donna ricoverata d’urgenza in ospedale fortunatamente non sembra sia  a rischio vita.

Il pezzo di “ex pista ciclabile” incriminata è l’unica strada percorribile per raggiungere Lavanderie o Milano in corsia separata  arrivando da via Modigliani.
L’alternativa a questa, segnalata timidamente sul manto stradale (come se giustamente ci si vergognasse di tale assurdo invito), sarebbe quella di immettersi in bicicletta direttamente nella trafficatissima, e percorsa ad alta velocità, Via Redecesio!
Da anni questo tratto viene percorso giornalmente da decine di ciclisti ma ancora non si è trovata una soluzione.

Ancora una volta la realtà ci ricorda quanto sia precaria la sicurezza degli utenti deboli della strada.
Ancora una volta ci viene ricordato che se vogliamo una città a misura d’uomo si deve permettere alle persone di potersi muovere in una rete di percorsi pensati con ponderata progettualità senza doversi trovarsi, tra la fine di un pezzo ciclabile e l’inizio di un altro, a vagare nella terra d nessuno per centinaia di metri.
Ancora e sempre di più, quindi, ci si deve impegnare perché si disincentivi l’uso dei mezzi privati e si moderi il traffico e la velocità.
Perché prendano piede le zone 30, che si incentivi l’uso di mezzi sostenibili (bici, treno, autobus) e l’intermodalità ( treno + bici).

Probabilmente molti liquideranno ciò che è avvenuto dando colpa alla semplice disattenzione …
Ma la disattenzione non può essere una scusa se si usa un’arma pericolosa come può essere un’auto o addirittura un camion.
E non possiamo aspettare la prossima vittima per vedere risolti i problemi già noti delle nostre infrastrutture e della viabilità segratese.
Dalla pagina Facebook di Fiab Segrate Ciclabile.