Agosto Segratese

Campo sportivo XXV Aprile,annerito da un incendio.

La folle manovra di un automobilista salito sul ponte ciclopedonale di Lavanderie,per sbaglio o scommessa?.

Inciviltà o opera d’arte.

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Nel caso c’è ne fossero altri,isolateli

Lo stupro è un atto peggio, ma solo all’inizio, poi la donna diventa calma e si gode come un rapporto sessuale normale». Ad avere scritto queste parole allucinanti che fanno violenza anzitutto alla lingua italiana è stato un mediatore culturale. Si chiama Abid Jee e vive a Bologna, dove studia Giurisprudenza a dispetto della medesima, ma percepisce regolare stipendio da una cooperativa per svolgere la nobile professione che, secondo la Treccani, consiste nel «mediare tra due o più culture, talora molto distanti l’una dall’altra, al fine di favorire l’inserimento di persone immigrate». Il problema è che per mediare tra due culture bisognerebbe possederne almeno mezza. Mentre nel linguaggio da entomologo del sesso con cui Abid Jee ha vivisezionato su Facebook lo scempio compiuto a Rimini da una banda di fallocrati si avverte soltanto la presenza di un pregiudizio cavernicolo nei confronti delle donne. In Europa avevamo cominciato a liberarcene (del pregiudizio, non ancora dei cavernicoli), prima che da oltremare giungessero rinforzi. Sarebbe interessante conoscere i criteri in base ai quali vengono selezionati certi mediatori. Devono esprimersi in un italiano decongiuntivizzato per non demoralizzare gli ospiti circa le difficoltà della nostra lingua? E devono ignorare secoli di Illuminismo, di Romanticismo e finanche di Boldrinismo per non fare sentire a disagio chi a casa propria era abituato a considerare le donne una protesi silente del proprio ego? Ci spiegheranno che Abid Jee è un caso isolato. Ecco, nel caso ce ne fossero altri, isolateli.

DOPO DI NOI…..

http://www.idiecicomandamenti.rai.it/dl/portali/site/news/ContentItem-7d65c74d-edc1-4143-a64c-09b306ec5854.htmll

“Sono felice”…… La storia di Giulio, un ragazzo autistico dolcissimo, e del suo papà Vincenzo che ha scelto di lasciare il lavoro per stargli accanto. Perché ad un certo punto della loro vita questi ragazzi vengono lasciati al loro destino dalle istituzioni. Come se crescendo il “problema” sparisse!!! Conoscevo sommariamente la sua storia, ma vedere la loro quotidianità mi ha commosso, ho pianto insieme a Vincenzo. Un abbraccio affettuoso a tutti i genitori coraggiosi di questi ragazzi “speciali”. VI STIMO ❤️

Ledha querela l’autore del cartello schock

Ledha querela l’autore del cartello shock nel parcheggio di Carugate L’associazione ha presentato una denuncia-querela contro l’automobilista che aveva affisso il cartello contro una persona disabile, dopo essere stato multato perché aveva parcheggiato in uno degli spazi riservati ai disabili. “Siamo di fronte a una violenza verbale gratuita e assolutamente immotivata. Vorremmo che l’autore di questo gesto trovasse il coraggio di chiedere scusa e che venisse a trovarci”. MILANO. Dopo lo sdegno online e sui social, ora si passa alle vie legali. La Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha) ha sporto denuncia-querela contro l’autore del cartello, affisso nel parcheggio del centro commerciale di Carugate, con “gravi offese e ingiurie” rivolte a una persona con disabilità. Un cartello scritto probabilmente da un automobilista multato perché aveva parcheggiato nello spazio riservato ai disabili. “A te handiccappato che ieri hai chiamato i vigili per non fare due metri in più vorrei dirti questo -si leggeva sul cartello poi rimosso-: a me 60 euro non cambiano nulla ma tu rimani sempre un povero handiccappato … sono contento che ti sia capitata questa disgrazia!”. La foto del cartello, scattata da un cliente del centro commerciale, è diventata ben presto virale, tanto da indurre la Procura di Milano ad aprire un’inchiesta. Alla quale ora si aggiunge la denuncia della Ledha. ““Queste parole rappresentano una gravissima offesa per tutte le persone con disabilità. Siamo di fronte a una violenza verbale gratuita e assolutamente immotivata -commenta Marco Faini, vicepresidente di Ledha-. Uno degli obiettivi statutari dell’associazione è proprio quello del rispetto dei diritti delle persone con disabilità e dei loro familiari. Per questo motivo abbiamo deciso di ricorrere alle vie legali”. Ledha è un’associazione che da oltre trent’anni è impegnata per la tutela, il rispetto e la promozione dei diritti delle persone con disabilità. Oltre alle attività di formazione, sensibilizzazione e informazione dedicate ai temi della disabilità, l’associazione offre da diversi anni un servizio di tutela legale gratuito a favore delle persone con disabilità e dei loro familiari. Un servizio che dal 2015 si è strutturato come Centro Antidiscriminazione intitolato a Franco Bomprezzi che nei primi 18 mesi di attività ha gestito ben 288 pratiche per casi di discriminazione fondata sulla disabilità. “Auspichiamo che l’autore di questo gesto venga individuato e sanzionato in base ai termini previsti dalla legge”, aggiunge Marco Faini. Inoltre, i rappresentanti di Ledha sono disponibili a incontrare la persona che ha affisso il cartello nel parcheggio di Carugate. “A prescindere dall’esito dell’iter giudiziario di questa vicenda, vorremmo che l’autore di questo gesto trovasse il coraggio di chiedere scusa – conclude Faini -. E vorremmo soprattutto che venisse a trovarci, per conoscere veramente il mondo delle persone con disabilità”. (dp)