Caso K-Flex: cosa rimane oggi – #lavoroefuturo

I FATTI

L’Isolante K-flex. Per molti esperti nel campo del lavoro e di vicende sindacali questo è un nome noto, sia in Lombardia che nel resto d’Italia. Per chi non lo conoscesse basta una piccola ricerca su Google per capire di cosa si tratti. L’Isolante K-Flex è una multinazionale con sede in Italia, per la precisione a Roncello (MB), che con un licenziamento collettivo nel mese di Aprile 2017 ha licenziato 187 persone, chiudendo di fatto lo stabilimento produttivo nel cuore della Brianza per delocalizzarlo in Polonia.
Questa storia ha attirato un clamore mediatico e politico che non si vedeva da anni nell’ambiente delle lotte dei lavoratori. Una resistenza civile e responsabile che ha saputo diventare una battaglia di carattere nazionale, fatta di giustizia e di valori. Un grosso aiuto è arrivato da parte del sindacato, che è stato un grande protagonista, esperto, coerente e responsabile dall’inizio alla fine, senza il quale sarebbe stato difficile gestire un gruppo di 187 persone molto variegato sotto il punto di vista di età e nazionalità. Sono stati 112 giorni in compagnia del freddo e del tempo che passava incessante, che comunque non hanno mai scalfito la volontà di fare una battaglia giusta e contro un sistema che in qualcosa non ha funzionato. Grazie a questa dimostrazione di grande forza morale e civile, la politica si è vista quasi “costretta” a scendere in campo e a prendere posizione. Hanno così chiesto il ritiro dei licenziamenti tutti i principali partiti italiani tra i quali Sinistra Italiana, Mdp, PD, Pdl, Lega Nord e MoVimento 5 Stelle. Parlamentari e senatori si sono presentati al presidio per dare la loro solidarietà e per dare il loro punto di vista sulla risoluzione del caso, promettendo anche di presentare al più presto una modifica sulla legge dei finanziamenti pubblici. Della vicenda K-Flex se ne sono occupati anche i maggiori telegiornali nazionali (di Rai, Mediaset, LA7) i talk show politici(L’aria chetira, Tagadà, La gabbia, e altri) e persino seguitissimi programmi d’intrattenimento come “Le Iene” e “Striscia la notizia”. Ci si chiede come mai sia stata una vicenda così seguita e i motivi sono molteplici, ma ricordiamo i più importanti:

  • l’uso di ingenti fondi pubblici nel corso degli anni(più di 30 milioni di euro), sia tramite il MISE sia tramite la società SIMEST, controllata da Cassa Depositi e Prestiti
  • bilancio in attivo da anni e fatturato con milioni di utili in Italia
  • totale mancanza di volontà nel voler intavolare una trattativa, disertando perfino gli incontri al MISE

Nonostante tutto però l’azienda non ha mai fatto un passo indietro nel corso della trattativa confermando i 187 licenziamenti, facendo così esplodere l’ennesima bomba sociale in una Brianza già logorata da altri interventi di questo tipo.

LE CONSEGUENZE

Diverse domande sorgono così spontanee: cosa si sarebbe potuto fare di più? Lo Stato avrebbe potuto evitare questi licenziamenti? Una modifica della legge sui finanziamenti pubblici avrebbe potuto salvare il posto dei lavoratori? Forse sì, forse no, ma c’è una cosa che purtroppo è reale ed è attuale, ovvero la necessità per queste persone di trovarsi una nuova occupazione.
Il caso dell’Isolante K-Flex lascia in eredità sul territorio 187 disoccupati, molti dei quali sopra i 50 anni di età e di molte nazionalità diverse, quindi con dei profili molto “difficili” per un mercato del lavoro sempre più esigente.
La situazione attuale (Ottobre 2017) parla di una cinquantina di ricollocati, soprattutto con contratti di somministrazione a rinnovo mensile. Degli altri, su base volontaria, se n’è incaricata AFOL, ovvero l’Agenzia Formazione Orientamento Lavoro della città metropolitana di Milano. AFOL grazie ad una fitta rete di enti consorziati e all’appoggio di Regione Lombardia sta programmando una serie di interventi atti a sfruttare al massimo le politiche attive del lavoro messe a disposizione dallo Stato e soprattutto da Regione Lombardia. Entrando più nello specifico quindi si tratta di Dote Unica Lavoro, corsi di aggiornamento e l’aiuto concreto delle Agenzie per il Lavoro, con il conseguente Assegno di Ricollocazione.

COME SI POTREBBE AGIRE

Con un caso come la K-Flex è emerso in modo netto il fatto che le politiche attive messe in campo non sono assolutamente sufficienti ad affrontare crisi con grandi numeri. 187 esuberi non possiamo certo paragonarli a numeri spaventosi come ad esempio i 1666 di Almaviva, ma di certo non sono pochi per un territorio come la Brianza che si sta indebolendo sempre più. Quindi cosa si potrebbe fare? Si potrebbero ad esempio potenziare agenzie utili come AFOL, dando loro strumenti in grado di prestare attenzione direttamente sul territorio, soprattutto quando si presentano crisi con grandi numeri.
Dopo 7 mesi ci sono 2/3 degli esuberi K-Flex senza lavoro e con la Naspi che comincia ad assottigliarsi la situazione non si fa di certo rosea. Inoltre non si sta facendo particolare attenzione alle fasce deboli di questa grossa fetta di persone. Sappiamo bene che ora per i giovani trovare un lavoro è complicato, ma per le persone sopra i 50 anni è quasi un miraggio.
Regione Lombardia offre un programma rivolto ai giovani tra i 15 e i 29 anni, con formazione e aiuto all’inserimento nel mondo del lavoro chiamato Garanzia Giovani, ma per gli over 50? Con l’età pensionabile che continua ad avanzare e la prospettiva di trovare un lavoro sempre più lontana queste persone rischiano di trovarsi in una situazione di disagio preoccupante.

CONCLUSIONI

Credo che la vicenda K-Flex sia stata una reale possibilità per chi si occupa di lavoro e affini di capire che in Italia c’è ancora tanto da fare, sia per quanto riguarda le politiche di sostegno alle imprese sia per quanto riguarda le politiche del lavoro. Da una parte possiamo pensare al problema alla fonte, quindi non permettere che le aziende che usano soldi pubblici se ne vadano senza battere ciglio, che si tratti di UE o extra-UE. Anche perché così facendo lasciando sul territorio disoccupati a carico dello Stato, oltre il danno anche la beffa. Ma dall’altra parte non si posson lasciar soli i lavoratori, soprattutto delle fasce più deboli, quindi i più giovani e gli over 50. Credo che si debba offrire loro un sostegno più deciso e un aiuto concreto nella ricerca di una nuova situazione lavorativa.

Antonio Lentini

Ex dipendente K-Flex

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Il Comune porta il Ministero in Tribunale.

Il Comune di Segrate ha fatto causa al ministero in modo da riavere i soldi che gli spettano

tribunale

Lo Stato ha un debito di quasi un milione di euro col Comune di Segrate. Che quindi porterà il Ministero in Tribunale.

L’oggetto del contendere

L’oggetto del contendere sono i soldi che l’ente dovrebbe percepire essendoci, sul territorio, l’aeroporto di Linate. La questione è emersa in occasione del Consiglio comunale di mercoledì. In quell’occasione, infatti, l’assessore ai Trasporti Viviana Mazzei ha risposto all’interrogazione presentata dal consigliere del Movimento 5 stelle Diego Dimalta.

I debiti dello Stato

«L’addizionale comunale sui diritti di imbarco dei passeggeri sugli aeromobili, dal 2005 al 2015 è stata rimborsata solo in minima parte ai Comuni di sedime – ha spiegato Mazzei – Il Comune di Segrate dal 2006 al 2016 ha percepito 581.592,27 euro, mentre deve ancora averne 937.180 per lo stesso periodo». Insomma, a Segrate spetta quasi 1 milione di euro.

La causa in tribunale

E visto che i ministeri della Finanza e dei Trasporti non pagano, insieme con gli enti pubblici facenti parte dell’Ancai (Associazione nazionale comuni aeroportuali italiani), Segrate ha avviato un procedimento legale a maggio dell’anno scorso.

Un’altra novità

«Abbiamo intimato il pagamento delle cifre spettanti entro e non oltre i 30 giorni dalla notificazione dell’atto che avverrà presumibilmente verso metà novembre – ha concluso – Lo abbiamo fatto per recuperare anche le somme non erogate nel 2016 che ammontano a 117.992,20 euro».

Sabrina Sala

La Martesana.it